
Fondata nel 651 a.C., divenne uno dei centri principali della Magna Grecia e le sue rovine sono tra i più importanti complessi archeologici siciliani, straordinario incontro tra la cultura greca e quella punica. Il suo nome antico, Selinus, deriva dal sedano selvatico che cresce nella zona.
La città, rivale di Segesta e di Mozia, era un porto importante e si possono ancora vedere le sua mura difensive attorno all’acropoli. I Cartaginesi la distrussero completamente nel 409 a.C. durante una battaglia rimasta famosa. Mentre la città non esiste più, rimangono il sistema di fortificazioni e otto dei suoi templi, denominati con lettere dell’alfabeto.
I Templi orientali (E, F e G) sono disposti parallelamente sulla collina all’ingresso della zona archeologica. Del massiccio Tempio E (490-80 a.C.), dedicato a Era (Giunone) e considerato uno dei migliori esempi di architettura dorica in Sicilia, sono state riinnalzate le colonne. Il Tempio F (560-40 a.C.), che era dedicato ad Atena, è il più piccolo e antico dei tre ed è oggi distrutto, mentre il Tempio G, con 17 massicce colonne laterali, era uno dei più grandi templi ma appare in totale rovina: aveva un’estensione di 6120 metri quadrati e un’altezza di 30 metri.
Più in alto, su un altopiano a strapiombo sul mare, sorgeva l’acropoli, centro della vita pubblica che si sviluppava intorno a due arterie principali ed era difesa da una cinta muraria di 1260 metri. Qui si trovano i resti dei Templi A, B, C, D e O: il Tempio C, dedicato ad Apollo o a Eracle, era il più grande e antico ( primi anni del VI sec.). Le metope scolpite che ne ornavano la fronte, originariamente poste nel fregio tra i triglifi, si possono oggi ammirare al Museo archeologico regionale di Palermo insieme a ceramiche, gioielli e altri manufatti provenienti da questi scavi. Un piccolo museo, a Castelvetrano, 14km a nord di Selinunte ospita altri reperti. Si sta ancora scavando: la Porta Settentrionale si è ben conservata e poco più a nord è stata rinvenuta anche una necropoli.